Cluster Lombardo

DI CARLO M. BUONAMICO

 

Sono stati rinnovati i vertici del consiglio direttivo del Cluster Lombardo Scienze della Vita.  Gabriele Pelissero è il nuovo Presidente, succedendo a Silvio Garattini; Vice presidente è Riccardo Palmisano, già Presidente di Assobiotec e Chief Executive Officer di MolMed S.p.A., società di ricerca, sviluppo e produzione biotech quotata alla Borsa di Milano. 

In questa intervista a tutto tondo vi proponiamo le idee e le impressioni sulla ricerca biofarmaceutica italiana che abbiamo raccolto dal Dr. Palmisano all’indomani della sua nomina.

 

Esplorando il sito web del Cluster si desume che per scienze della vita si intendano solo le biotecnologie, e le scienze all’avanguardia ad essa associate, che si occupano di salute. E’ così? Perché questa restrizione del campo d’azione?

Non credo che sia una lettura esatta: il Cluster si propone di incentivare tutto il settore delle Scienze della Vita, dai device alla diagnostica, dall'Ict alle terapie avanzate. Quello che è vero è che le biotecnologie sono ormai trasversali e pervasive in molti di questi settori e sono strettamente connesse al concetto stesso di innovazione.

 

In cosa differisce rispetto ad altre associazioni che raggruppano i soggetti impegnati nelle scienze della vita, come ad esempio Assobiotec?

La differenza principale è il focus regionale invece che nazionale, tipico di un’associazione di categoria; il Cluster si sviluppa infatti all'interno di Assolombarda ed ha quindi una partecipazione, una struttura e degli obiettivi legati al territorio. Altra differenza fondamentale è che le associazioni di categoria raccolgono esclusivamente imprese, piccole e grandi, mentre il Cluster Lombardo Scienza della Vita raccoglie anche Università, Enti ospedalieri, Istituti di ricerca, Fondazioni non profit. Se ho accettato questo nuovo incarico, però, è per i punti di contatto e per le possibili sinergie con Assobiotec, che ho l'onore di presiedere da due anni,  non certo per le differenze.

 

Il Cluster è attivo dal 2015. Quali sono i risultati raggiunti sino ad oggi?

Il Cluster dal 2015 al 2017 ha raggiunto quota 130 soci, garantendo una buona rappresentatività del contesto regionale e tra i 9 Cluster Lombardi è quello che è stato in grado di crescere maggiormente. Collaboriamo con la Regione Lombardia nella stesura della strategia 3S e nelle definizione dei topic tematici. Abbiamo inoltre costituito 5 tavoli di lavoro per area tematica che hanno supportato i soci nelle partecipazione a bandi e nelle creazione di partnership pubblico-private. Il Cluster ha anche rappresentato Regione Lombardia su tavoli europei, in cui i temi riguardassero le Scienze della Vita e rappresenta la Regione al tavolo Alisei. Inoltre attraverso lo sportello cluster Europa in collaborazione con il nodo Een di Confindustria Lombardia, il Cluster ha progettato e implementato un gran numero di progetti che sarebbe lungo elencare,  tutti tesi all’obiettivo di rafforzare le Scienze della Vita in Lombardia, facendo crescere competenze e sinergie.

 

Quali obiettivi intendete raggiungere nel 2018?

Attraverso la collaborazione di tutti gli associati vorremmo confermare il ruolo chiave della Lombardia nell'area della Salute, ma soprattutto dare impulso allo sviluppo delle Scienze della Vita all'interno della Regione, facendole diventare un sistema sempre più trainante per l'economia e l'occupazione, ma tenendo sempre al centro la salute dei cittadini.

Per far questo il Cluster ha elaborato una progettualità condivisa con Assolombarda, che comprende una serie di progetti: un pilota sul tech transfer, uno di Asset Sharing (pilota Cnao accesso al fascio per le Pmi) e il Living LAB (start up che possono testare i loro prodotti in contesto aziendale)


 

Quali sono, invece, le progettualità a medio termine?

A livello regionale è di fondamentale importanza riattivare il dialogo con i nuovi interlocutori istituzionali, Assessori di Ricerca e Innovazione, Imprese e Welfare. 

Inoltre abbiamo messo a punto un piano triennale per realizzare un portale di informazioni nell’ambito Life Sciences, organizzare eventi di experience sharing, partecipare a bandi europei (Innosup ed Interreg), realizzare eventi di B2B. 

 

 A suo avviso, qual è il ruolo che ha oggi in Italia (e che dovrebbe avere) il trasferimento tecnologico per lo sviluppo delle scienze della vita in ambito medico?

Il trasferimento tecnologico è emerso essere uno dei punti di criticità in area medica nel nostro Paese. Se ci confrontiamo con i principali benchmark europei, emerge chiaramente l'inadeguatezza quantitativa e qualitativa dei centri di TT italiani. Una media di poco superiore ai tre addetti per ente di ricerca, associata a una specializzazione in aree amministrativa e legale, mentre quello che serve sono scienza e business. Questo è uno dei principali motivi che rende il nostro Paese di fatto irrilevante nella capacità di attrarre investimenti internazionali Venture Capital.

 

Il Cluster ha promosso negli scorsi anni l’evento “Meet in Italy for Life Sciences”: in cosa consiste? Qual è la differenza  rispetto ad altri eventi legati al tema promossi da altre associazioni/istituzioni?

Meet in Italy, nato grazie al coinvolgimento dei principali attori del sistema Life Sciences in Italia (cluster, associazioni, …), è un appuntamento che consente a start up e piccole imprese di presentarsi e di incontrare investitori e grandi aziende, costruire network e creare partnership. Quello che si prefigge è creare una nuova occasione per mettere in contatto l'eccellenza italiana con soggetti esteri e comunque con tutti coloro che possono valorizzarla in diversi modi. Nel panorama italiano Meet in Italy for Life Sciences può contare sulla sinergia con altri eventi, quale ad esempio BioinItaly Investiment Forum.

 

Esistono gap ancora da colmare per rendere le scienze della vita italiane competitive nel panorama internazionale? Quali? In che modo lei pensa si possa agire?

Esistono e sono anche molto rilevanti, tanto che nella ricerca innovativa, nella capacità di trasformare le buone pubblicazioni in brevetti e poi in impresa, l’Italia è molto indietro rispetto ai Paesi concorrenti. La tesi è confermata e trova esempi all’interno dei rapporto Technology Forum Life Science, realizzato da Assobiotec insieme a The European House Ambrosetti e con il supporto di Alisei, disponibile sui siti sia dell'associazione che di Ambrosetti stessa.  La debolezza del trasferimento tecnologico limita la valorizzazione della nostra ricerca, ma anche la persistenza del cosiddetto professor privilege toglie interesse all'Ente di ricerca per la valorizzazione dell'invenzione realizzata presso i propri laboratori. La spada di Damocle di una norma sulla sperimentazione animale più restrittiva rispetto a tutto il resto d'Europa rischia di fare scappare dall'Italia gran parte della ricerca pre-clinica. La burocrazia, spesso inutile e ridondante, allunga i tempi sia della sperimentazione pre-clinica sia di quella clinica: l'Italia attira molta meno ricerca clinica di quella che potrebbe attirare sulla base delle proprie eccellenze cliniche riconosciute in molte aree terapeutiche. Abbiamo poi un sistema produttivo di eccellenza, grazie soprattutto alla qualità delle persone, ma datato e fortemente concentrato, seppur con alcune eccezioni, solo su alcuni tipi di produzione. Non siamo ancora riusciti ad attirare produzione di proteine ricombinanti e di anticorpi monoclonali, nonché di terapie avanzate, geniche, cellulari e rigenerative. Cosa fare, come agire? È innegabile l’esigenza di una decisione forte e la messa a punto di una strategia nazionale, che coinvolga anche le Regioni, ma che metta fine alla frammentazione tra Ministeri a livello centrale e tra Regioni a livello territoriale. Per far questo, ma soprattutto per implementare la strategia di cui sopra, potrebbe essere di grande supporto un'Agenzia per la Ricerca e l'Innovazione in area Science della Vita, così come già fatto in altri Paesi, a partire dal Regno Unito.  In contemporanea, bisogna mettere mano al trasferimento tecnologico, al ruolo dell'Università (dall'abolizione del professor privilege al cambiamento dei criteri di valutazione che spingono solo verso la pubblicazione) ed al pacchetto degli incentivi fiscali e della semplificazione burocratica, unici strumenti che possono aumentare l'attrattività del Paese per gli investimenti internazionali. Nella prospettiva di questo grande progetto si evidenziano le sinergie tra il Cluster Lombardo Scienze della Vita, Assobiotec, il Cluster Alisei e numerosi altri soggetti territoriali:: il progetto deve avere una visione e un respiro nazionale, ma il locomotore del treno delle Scienze della Vita e il laboratorio in cui sperimentare, come detto, nuovi modelli di technology transfer, non può che essere la Lombardia, che già di fatto ha più del 50% delle imprese e del fatturato in area Salute,  possiede alcune delle principali Università ed Enti di ricerca pubblici e privati, nonché il maggior numero di IRCCS d'Italia e, ultimo ma non ultimo, vede nascere sul proprio territorio sia Human Technopole a Rho, sia  la Città della Salute e della Ricerca a Sesto San Giovanni.  

 

Infine una battuta politica: le votazioni per il rinnovo del Parlamento italiano si sono da poco concluse evidenziando di fatto la mancanza di una maggioranza in grado di governare autonomamente senza necessità di larghe intese. Quale sarà a suo avviso l’impatto che un quadro di questo genere potrà avere sulle politiche legate all’incentivo della ricerca, al sostegno alle imprese che fanno innovazione e alla spesa pubblica per la salute?

 Non faccio politica, anche se per i miei ruoli associativi parlo spesso con i politici. La mia risposta è semplice: ogni elemento di incertezza rischia di avere un impatto negativo su un settore che necessità di decisioni urgenti e stabili come il nostro. Un piano per costruire un ecosistema favorevole allo sviluppo delle Scienze della Vita in Italia deve avere un respiro ed una durata pluriennale, ben superiore a quella di una legislatura. Necessita quindi di stabilità e di solidità politica, esattamente il contrario di una situazione di potenziale incertezza e di instabilità come quella che appare profilarsi. Sempre senza fare politica, quello che possiamo dire a sostegno di questa tesi è che gli ultimi due Governi, di fatto uno il prolungamento dell'altro, hanno usato il periodo relativamente lungo che hanno avuto a disposizione per mettere in atto misure positive e attese da tempo: dal credito d'imposta al patent box, dal riconoscimento dello status di Pmi innovativa al Piano Industria 4.0, fino al super e all'iper ammortamento. Sono state tutte misure pro-innovazione che, seppur non sufficienti a metterci in una situazione fortemente competitiva, andavano tutte nella direzione giusta. Ricordiamo che anche la decisione di costruire Human Technopole nell'area ex Expo e la corsa per portare Ema in Italia, persa al sorteggio, sono state iniziative di questi ultimi due Governi. Oggi non sappiamo cosa ci aspetta, ma siamo naturalmente pronti a presentare a chiunque avrà responsabilità di governo la nostra visione, per far sì che l'Italia colga le opportunità offerte dalle Scienze della Vita e - me lo faccia dire da presidente di Assobiotec e da Ceo di MolMed - dalle biotecnologie e dalle terapie geniche e cellulari.