Doc Manhattan: Alessandro Apreda è un fenomeno straordinario di eccellenza italiana

Alessandro Apreda (Doc Manhattan) è un giornalista, direttore di numerose testate di successo, scrittore e viaggiatore curioso.

Ed un fenomeno straordinario di eccellenza Italiana.

Il suo 'L'Antro Atomico del Dr. Manhattan' conquista il mondo!

 

Poliedrico e ricco di interessi, Alessandro è nato nel 1975: nel pieno dello sbarco degli anime (cartoni animati) giapponesi in Italia, ha vissuto da spettatore, come molti della nostra generazione, la nascita della tv commerciale e delle tante mode che negli ultimi anni sono tornate a far tendenza, anche con il rilancio di numerose propertiy e franchise dell’epoca. Dai Dvd e modellini proposti da RCS con Gazzetta dello sport, al ritorno di personaggi che hanno lasciato il segno, tra sigle di cartoni animati, fumetti e tormentoni televisivi e cinematografico.

 

Alessandro che tipo di bambino sei stato? Compagnone, sempre in giro con gli amici, o solitario diviso tra tv e fumetti?

Diciamo una via di mezzo. Ore e ore attaccato a videogiochi, TV e fumetti, ma ho dato il mio contributo alla grande causa del mercurocromo per ginocchia sbucciate, giocando sotto casa a pallone o quello che c'era. Una volta abbiamo trasformato il parchetto in un campo da golf a 9 buche, perché ai tempi andava molto Lotti...


Sei molto legato all’immaginario della tua infanzia: lo hai dimostrato creando un blog di grande tendenza, che risveglia il ricordo del target 35/40 anni, e scatena la curiosità delle nuove generazioni con un piglio curioso e un approccio innovativo e vivace. I mitici anni ’80 sono in te. Che cosa ti ha lasciato quel decennio e come è nato il tuo blog?

Tantissimi ricordi, quelli dell'infanzia, per forza di cose indorati dal tempo. Il blog è nato come tutti i blog che spuntavano ovunque a metà anni Zero: come passatempo. All'inizio parlavo soprattutto di videogiochi e viaggi. Gli anni 80 sono arrivati dopo, un po' alla volta, come tutte le altre passioni che ho riversato nel blog.


Quando scegli un argomento da trattare, parti dalle tue esperienze dirette, emozionali? Se si, è incredibile come queste coincidano con un pubblico che si riconosce ed identifica con precisione matematica con te e il tuo vissuto…

L'approccio personale per me è l'unico possibile. Non puoi trattare in maniera distaccata, oggettiva un argomento, anche perché ormai non ha più senso farlo: per quello c'è Wikipedia. Se racconti i ricordi, se parli di sensazioni, per forza di cose finisci per scendere su un terreno comune in cui chi legge riesca a identificarsi.

 

Da quando è iniziata l’avventura del blog, che idea ti sei fatto della generazione anni ’80. Dobbiamo rimpiangere quegli anni? I tuoi lettori sono nostalgici, rammaricati, eterni Peter Pan?

L'esser stato esposto ogni giorno a decine di serie animate diverse, per anni, ha creato nella mente di chi è nato in quel periodo un immaginario coloratissimo. I cartoni, le serie TV americane tamarre, le pubblicità dei giocattoli su Topolino... tutto convergeva verso un mondo di fantasia che, inevitabilmente, noi tutti ci portiamo dietro. Gli "antristi" (i lettori dell'Antro) nostalgici? Non credo. Come tutte le persone intelligenti, sanno che l'infanzia è sempre un periodo magico per tutti. Solo che la nostra, a differenza delle generazioni precedenti, ha avuto quel periodo magico in anni in cui la fantasia era stimolata da centinaia di input nuovi e frizzanti. E ogni tanto, con la consapevolezza che ti dà solo il senno di poi, è bello dipingersi in faccia un sorriso affacciandosi su quel mondo.

 

Il blog è nato come un hobby. per poi diventare un piccolo grande fenomeno, mentre il lavoro ha premiato il tuo talento molti anni prima. Sei stato alla direzione di una rivista leader del settore, Digital Japan, accompagnata dal successo di Horror Mania. Anche queste erano tue passioni: hai avuto la fortuna di vivere per lavorare e non il contrario?

 Sì, ho avuto la doppia fortuna di trovare lavoro quasi per caso, seguendo una delle mie passioni (i videogiochi), e di potermi poi dedicare sulla carta stampata ad altri settori come quelli che hai citato: l'animazione giapponese, l'horror. Va detto che quando ho iniziato, quindici anni fa, la situazione lavorativa era radicalmente differente e l'avvento di Internet aveva aperto le porte della stampa specializzata anche a chi, come me, non viveva a Milano o Roma.

 

Dal tuo esordio come direttore/curatore e ideatore di testata ad oggi come è cambiato il mercato dei magazine in edicola? Su questo ha influito internet?. E personalmente tu che cosa preferisci tra cartaceo e digitale?

 C'è stata una contrazione, vuoi per la concorrenza di Internet, vuoi per la crisi. Una stretta a tenaglia che ha lasciato sul campo anche testate storiche e creato problemi a grandi quotidiani e gruppi editoriali. Sono un grande fruitore di contenuti digitali, tra libri, fumetti e quotidiani. Credo però che la stampa cartacea abbia ancora molto da dare prima di passare la mano: il piacere che ti dà leggere un volume a fumetti e riporlo in libreria è difficile da emulare con un tablet.

 


Siamo un po’ la ‘generazione di mezzo’, a cavallo tra analogico e digitale. Tu stai praticamente usando i nuovi media digitali per emozionare e intrigare i tuoi lettori con immagini e ricordi da un passato analogico. È quasi un paradosso.

Vero :) E tu pensa quando si parla di qualcosa di assolutamente, cocciutamente analogico come i nastri delle vecchie cassette musicali, e lo si fa scrivendo o commentando tramite cellulari con una memoria in grado di contenere migliaia di brani...

 

La tua esperienza da blogger è stata premiata da un notevole successo e seguito. E dal digitale, dove parlavi di analogico, ecco il passo indietro (?), alla carta stampata, al profumo dell’inchiostro, al piacere di sfogliare e leggere emozioni. Ci racconti del tuo primo libro?

Anche quello è nato più o meno per caso. L'editore del libro leggeva l'Antro e mi ha proposto di scrivere un libro sugli anni 80. Un libro che raccontasse così come li ho vissuti io, ad altezza di ragazzino, fenomeni e tormentoni del decennio, dai telefilm al Commodore 64. Il titolo non poteva che essere "Per il potere di Grayskull"

 

Il pubblico del web e gli acquirenti del tuo libro coincidono, oppure, tolto lo zoccolo duro, hai raggiunto e raggiungi due target diversi, dividendoti tra blog e carta stampata?

 Molti dei ragazzi che leggono il blog hanno comprato il libro, ma Per il potere di Grayskull è finito anche in mano a chi dell'Antro non sapeva nulla e magari se l'è trovato davanti per caso in libreria o su Amazon. Gli store digitali, in questo senso, permettono di scoprire sempre cose nuove che possano interessarti. O almeno questo è quello che succede sempre a me... :)

 

Quali sono i tuoi piani a breve e lungo termine? Sul lavoro e nella vita privata…

Non faccio mai piani a lungo termine, ma per quelli a breve... No, in genere non faccio mai manco quelli. Seguo l'ispirazione del momento, come dicono tutti i disordinati :D

 

In tutto questo, ci sono anche i videogiochi. Come e perché?

I videogiochi c'erano agli albori, tra le prime cose che ricordo, mi hanno trovato un lavoro, mi hanno accompagnato ovunque. Ci sono dei periodi in cui, causa tempo, gioco meno, ma non smetterò mai di farlo. Videogiocatori lo si resta dentro, a vita.

 

Viaggi tantissimo: la tua destinazione preferita continua ad essere il Giappone? C’è qualcosa della cultura nipponica che può contribuire a migliorare la nostra occidentale e viceversa?

 Ci sono stato decine di volte. È difficile da spiegare, me ne rendo conto, ma nel caos di Tokyo mi sento di casa. Sereno. Dai giapponesi dovremmo apprendere l'educazione e il rispetto per gli altri e le cose altrui. Qualcosa che loro possano apprendere da noi? Il modo di trattare le donne. Ci lamentiamo (giustamente) del maschilismo presente in Italia, ma lì son messi anche peggio.

Alla fine dei conti, ti consideri un ‘nerd dentro’?
Dentro, ma anche fuori. Troppe magliette dei super-eroi e di Star Wars per far finta del contrario...