E VERONA NE VA FIERA

DI  Angelica Adami

 

Presidente di Veronafiere dal 2015, Maurizio Danese è uomo di punta di una realtà molto ben consolidata nel tempo sia a livello nazionale che internazionale grazie alle tante manifestazioni che attirano milioni di presenze ogni anno. Un ente che rappresenta una leva fondamentale per l’economia veronese generando un importante indotto per la città scaligera.

  • La Fiera di Verona nacque nel 1898 con sede nell’attuale piazza Cittadella e la prima manifestazione di Fieracavalli si tenne proprio in questo luogo. Presidente, come si è trasformata nel tempo Veronafiere diventando il primo organizzatore diretto di manifestazioni in Italia?
  • La vocazione fieristica di Verona affonda le sue radici nella storia. Ci sono testimonianze di quelle che possiamo definire le antenate delle nostre fiere addirittura dall’epoca longobarda. Attraverso i secoli, tra dominazioni, signorie, comuni, la Repubblica Serenissima, l’età dei Lumi, l’inclinazione della città per gli scambi commerciali e le mostre mercato non si è mai sopita fino ad arrivare all’Ottocento, quando piazza Bra e le aree adiacenti diventano il punto di riferimento per le esposizioni.

E’ da questa tradizione che nel 1897 il Comune decide di istituire due fiere annuali di agricoltura e cavalli e fonda ufficialmente, il 4 marzo 1898, la Fiera di Verona. Nel 1930 si costituisce l’Ente autonomo per le Fiere di Verona, che diventa Veronafiere Spa nel febbraio 2017, assumendo la forma giuridica di società per azioni. 

Veronafiere ha sempre guardato a nuove opportunità commerciali legate a settori spesso lontani dalle vocazioni del suo territorio, come il vino, i cavalli, l’agricoltura, il marmo e le macchine per il movimento terra. Per questo negli anni è stata ampliata e diversificata l’offerta aprendo all’automotive, ai trasporti, all’efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Veronafiere oggi è proprietaria delle principali rassegne che organizza, da cui genera l’87% del fatturato; è prima in Italia per organizzazione diretta di fiere e per metri quadrati venduti in manifestazioni internazionali, mentre in Europa è al 12esimo posto per superficie espositiva e numero di espositori e al 13esimo per numero di visitatori.

Centoventi anni di età sono un traguardo importante, ma in un mondo sempre più concorrenziale e tecnologico ora come non mai è necessario sapersi innovare costantemente, per confermarsi punto di riferimento per le imprese e il loro business.

  • Lo scorso dicembre è stata presentata la VPE (Verona Parma Exibitions) creata da Veronafiere e Fiera di Parma per organizzare rassegne dedicate al settore agricolo e agroalimentare. Ci può illustrare le ragioni di questa joint venture?
  • Veronafiere e Fiera di Parma assieme sono il secondo polo fieristico nazionale sia per fatturato,127 milioni di euro nel 2016, sia per superficie lorda coperta, con 283 mila metri quadrati complessivi. Le due realtà inoltre, rappresentano con le rispettive rassegne settori portanti del Made in Italy, in termini di valore dell’export e come immagine del Sistema Paese. Questo accordo rafforza la competitività del sistema fieristico nazionale e moltiplica il potenziale di business dei nostri clienti. Non vanno dimenticati inoltre gli obiettivi di governo e le azioni che in questi anni hanno premiato chi ha saputo andare incontro alle esigenze di internazionalizzazione delle imprese e fare squadra nel promuovere il Made in Italy.

Primo passo della società è l’organizzazione di una nuova rassegna, WI.BEV – International Wine&Beverage Technologies Event – dedicata al settore delle tecnologie per il wine&beverage che guarda all’Italia con la sua eccellenza manifatturiera nel comparto, ma anche a importanti aree geo-economiche in forte sviluppo, Asia e Africa, oltre che ai mercati di consolidata tradizione come il Nord America. Sul fronte della promozione estera le prime azioni di VPE saranno l’acquisizione di una quota significativa di un player fieristico, operante in Europa e Nord America, del settore food&beverage e lo sviluppo di un format Cibus&Vinitaly per nuove iniziative fieristiche o collaterali a eventi consolidati.

  • Veronafiere effettuerà investimenti per 94 milioni di euro entro il 2020 per rafforzare il ruolo di leadership mondiale e produrre ricchezza per la città scaligera e per il suo territorio. Ci può dare qualche dettaglio di questo piano industriale?
  • Il piano industriale è un programma ragionato di investimenti – 94 milioni di euro al 2020 –, ma soprattutto è un documento che ha individuato delle linee strategiche importanti, analizzando il mercato e gli scenari della competizione fieristica nazionale, europea e mondiale. C’è la consapevolezza che fare oggi scelte corrette garantisce il futuro tanto dell’azienda quanto dei suoi clienti e del suo territorio. La fiera infatti, garantisce con le proprie rassegne una notevole quota di export alle imprese italiane e riversa sul veronese, e non solo, più di un miliardo di euro di indotto l’anno. Il piano prevede investimenti mirati che consentono di muoversi velocemente e consolidare il portafoglio di rassegne leader mondiali, sviluppare le potenzialità esistenti e aumentare significativamente la quota di mercato e la redditività. L’obiettivo è quello di posizionare saldamente la Fiera di Verona tra le realtà leader internazionali del settore.

In tal senso Veronafiere sta potenziando sia il business sia il quartiere fieristico. Per quanto riguarda il primo, Veronafiere lavora al consolidamento delle rassegne esistenti e della leadership mondiale nelle filiere wine&food e marmo-costruzioni, con una crescita sostenibile e mirata anche in alcuni Paesi esteri. Così come punta al rafforzamento del settore agro-tech.  Altro fronte è quello della riduzione dei costi, il cosiddetto efficientamento, così come si punta al continuo miglioramento dei servizi: la ristorazione, gli allestimenti e le iniziative dedicate all’internazionalizzazione delle imprese. Un’attenzione particolare, sul fronte degli investimenti e delle modalità di ”fare fiera”,  è rivolta ai temi della innovazione digitale nei processi e nella gestione dei rapporti con i clienti e il mercato. Ultimo, ma non per questo meno importante, il potenziamento e l’ammodernamento del quartiere, con il rafforzamento del lato sud, la costruzione di nuovi parcheggi, la riqualificazione degli ingressi e delle Gallerie Mercatali e l’acquisizione di aree adiacenti alla Fiera. L’obiettivo è allineare lo standard qualitativo a quello dei migliori quartieri espositivi europei.

  • A fine gennaio, il 23 e il 24, alla Fiera di Verona si terrà la prima edizione di Innovabiomed, evento che vedrà due giornate di incontro e di confronto tra fornitori e produttori di dispositivi medicali. Che cosa pensa dell’ingresso di questa nuova start up inserita nel programma delle manifestazioni di Veronafiere?
  • Quello biomedicale è un settore caratterizzato da alta tecnologia e rapido tasso d’innovazione in cui l’Italia gioca un ruolo di primo piano a livello internazionale. Un mercato che nel nostro Paese raggiunge i 10 miliardi di euro di valore, conta 5mila aziende, concentrate in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Veneto e Toscana, dà lavoro a 70mila persone. Al di là dei numeri, si tratta di un comparto strategico per il Sistema Paese perché riguarda la salute e il benessere dei suoi cittadini. Ci siamo resi conto che questa filiera industriale fondamentale, e riconosciuta all’estero, non possedeva ancora un momento di confronto e promozione per le sue imprese e i suoi attori.

Da qui è nata l’idea di Innovabiomed che riunisce le competenze di Veronafiere, del distretto di Mirandola, di RPM Media Group e di un comitato scientifico di primo livello formato dal chirurgo vascolare Carlo A. Adami, dall’oncologo Giampaolo Tortora e dal cardiochirurgo Gino Gerosa.  Si tratta di un evento biennale, la cui prima edizione è in programma a Verona appunto il 23 e il 24 gennaio. 

Due giorni di incontro e di confronto tra chi produce i dispositivi medici e i propri fornitori, con convegni, seminari tecnici e workshop tematici organizzati dalle aziende. Il filo conduttore rimane l’innovazione, declinata lungo tutto il modello produttivo: materiali, tecnologie, componenti e servizi.  Innovabiomed vuole essere una opportunità per la comunità del biomedicale di aggiornamento professionale, delineando scenari di medio e lungo termine, insieme a scienziati e ricercatori italiani di fama internazionale come Mauro Ferrari e Tommaso Ghidini, relatori del convegno inaugurale che si focalizzerà sulla visione futura del settore.