PET O DOG THERAPY

Da qualche mese, i cani della Lombardia possono entrare in ospedale per visitare i padroni malati e ricoverati. Questa possibilità era stata già sancita da una legge nazionale del 2009, che richiedeva però l’applicazione regionale, con conseguente regolamento specifico strutturato dai singoli ospedali. La Lombardia è tra le poche regioni che ha ritenuto di applicarla e il Niguarda di Milano ha emesso a dicembre un regolamento sulle procedure di ammissione del cane e di altri animali domestici in corsia. Si riconosce all’animale domestico la capacità di aiutare il padrone ad avviarsi verso il processo di guarigione. 

“Questa legge non si riferisce alla pet therapy “, spiega il veterinario Mauro Cervia di Milano, autore di numerosi libri sul mondo degli animali e presidente della onlus “Amo gli Animali”. Con la sua insistenza presso la Regione Lombardia, è riuscito a stimolare la procedura di attivazione della legge. “Va chiarito”, aggiunge Cervia, “che il cane può entrare in ospedale e andare a trovare il padrone ammalato, ma non può vivere in ospedale. Ci saranno reparti dove non potrà andare. Il regolamento del Niguarda è molto preciso a riguardo. Di certo, portare i propri animali in ospedale è una grande conquista, un segno di civiltà, una gran gioia per tutte le persone malate”. Dal canto suo, l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, descrive così l’iniziativa: “Con il Regolamento regionale del 13 aprile 2017 abbiamo individuato i criteri per l’accesso di animali d’affezione alle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private accreditate, fornendo una risposta alle richieste di numerosi pazienti. Siamo convinti che consentire ai pazienti di ricevere le visite del proprio animale d’affezione abbia un valore terapeutico straordinario e ringrazio l’associazione ‘Amo gli animali onlus’ per la realizzazione dello spot che ha sensibilizzato anche altre Regioni a seguire l’esempio della Lombardia”. Delle 27 Asst lombarde (le Aziende Socio Sanitarie Territoriali), 16 hanno già deliberato il proprio regolamento interno e i pazienti possono ricevere la visita dei propri animali d’affezione. Le altre  lo stanno predisponendo.

Per far entrare nelle case di cura cani, gatti, conigli, criceti, tartarughe e pesci, ecc. – ricordiamo che in Italia si contano oltre 60 milioni di animali domestici - bisognerà rispettare norme ben precise. L’ingresso sarà consentito solo agli animali domestici che vivono nelle famiglie dei pazienti, previa richiesta di accesso presentata dal paziente o da un familiare. Saranno i medici a valutare, caso per caso, la compatibilità delle visite con lo stato di salute dei pazienti e quindi i possibili benefici derivanti dalla presenza dell’animale, che dovrà essere iscritto all’anagrafe degli animali d’affezione, essere vaccinato e assicurato; nel caso dei cani dovranno avere la museruola ed essere condotti a guinzaglio. Gatti e conigli, invece, dovranno essere alloggiati nell’apposito trasportino, almeno fino al momento della visita al paziente o all’ospite.

Solo i degenti che sono ricoverati da più di 5 giorni possono chiedere al medico del reparto di poter ricevere la visita del proprio animale domestico. L’animale, nelle 24 ore precedenti la visita, dovrà essere sottoposto ad un trattamento antiparassitario e alla spazzolatura. Chi accompagnerà l’animale in visita al degente dovrà essere maggiorenne e in grado di tenerlo sotto controllo, mentre al proprietario spetterà la responsabilità civile e penale da addebitare a qualsiasi comportamento dell’animale nel corso della visita. La richiesta deve essere presentata per iscritto (a mano, via mail o via fax) all’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico dell’Ospedale in cui si è ricoverati. Gli animali avranno delle zone off limits: non potranno stare vicino ai carrelli di alimenti, ai bagni, e nei posti dove non ci sia l’autorizzazione, così come non potranno entrare nei momenti di visita medica o prestazioni sanitarie.

Nel libro “Caneterapia - Cosa ci può dare il migliore amico dell’uomo” (2006, Salani editore), Mauro Cervia racconta degli studi dello psichiatra Aaron Katcher sul decorso delle malattie. Il medico aveva osservato che accarezzando un cane si abbassava la pressione arteriosa. In caso di diabete o malattie respiratorie ed endocrine il decorso migliorava sensibilmente grazie alla presenza dell’animale. Cervia sostiene: “Il cane è l’animale ideale per questo tipo di terapia, la lunga dimestichezza con l’essere umano ha creato una profonda sintonia emotiva che il cane spesso gestisce meglio dell’uomo. Riesce a placare l’ansia e il semplice contatto con il suo corpo e il suo calore infonde sicurezza. La terapia si trasforma in intimità, i gesti di affetto si moltiplicano nella giornata e il cane diventa una specie di guardiano di questo benessere”. E’ intenzione dell’associazione “Amo gli animali” e dell’assessore Gallera contattare le strutture private e proporre l’adesione a questa legge. “Gli anziani, per esempio”, spiega Cervia, “soffrono molto della mancanza del loro cane, che spesso è  invecchiato con loro. Che possano vederlo è molto importante. Con quest’opportunità il cane è riconosciuto come un familiare. Per il futuro vorremmo occuparci dei cani per le persone anziane, sole o povere, con finanziamenti ad hoc”.