IN COPERTINA: SANITA'

I risultati nel settore del Life Science si misurano sempre più sulla capacità di tradurre velocemente i risultati della ricerca scientifica in applicazioni cliniche. Diventa quindi fondamentale l’integrazione complementare di risorse e competenze di diverse matrici: la ricerca di base, la drug discovery e lo sviluppo preclinico di nuove terapie, ma anche i medical device, i biomarcatori e la sperimentazione clinica.
L’Italia non è un Paese innovativo. Ce lo sentiamo dire tante volte che quasi ci crediamo. Ma, per fortuna, non è così. Certamente l’Italia investe nella ricerca & sviluppo meno dei concorrenti europei e internazionali di pari taglia economica. Si tratta, però, di un dato complessivo. E che da solo non spiega tutto.

Presidi medico-chirurgici, dispositivi impiantabili attivi e passivi, protesi e sistemi ortopedici, apparecchiature e strumentazioni medicali e diagnostiche, stampanti in 3D. Il settore dei dispositivi medici in Italia vale oltre 10 miliardi di euro e dal 2018 con Innovabiomed-The network place for medical industry si dà appuntamento alla Fiera di Verona. Il 23 e il 24 gennaio del prossimo anno, infatti, è in programma al Centro Congressi Palaexpo.
La rete pervade ormai tutte le attività umane. Ma è un mezzo, in sé neutro, e non va santificato né demonizzato. Dal suo utilizzo dipende la sua valutazione. Anche in medicina, un settore di cui può moltiplicare le attuali potenzialità. Come spiega il professor Gaetano Lanza, segretario della SICVE (Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare).

La storia del Medioevo continua a essere associata, non di rado anche in sede accademica, all’immagine fosca e inquietante della “Notte dei mille anni”. Fu Flavio Biondo che, per primo, nell’esaltante temperie umanistica, giudicò quell’età come una sospensione del processo della cultura classica, recuperata, a suo avviso, solo nel Rinascimento