Terni: il successo della sala ibrida

DI Danilo Quinto

 

Sono state due le figure protagoniste del convegno intitolato “Presente e futuro della Chirurgia vascolare in Italia”, che si è svolto lo scorso primo febbraio presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Polo Scientifico Didattico di Terni: il Dott. Maurizio Dal Maso, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni e il Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare-Dipartimento cardio-toraco-vascolare dello stesso Ospedale, Dott. Fiore Ferilli. 

Li abbiamo intervistati entrambi, sia per l’importanza del convegno – del quale hanno introdotto i lavori, insieme ai Dott. Pardini e Donzelli – sia, e soprattutto, perché grazie a loro, che ci hanno fortemente creduto, l’Ospedale di Terni si doterà a breve (sarà inaugurata e resa operativa nel mese di marzo) di una “sala ibrida” all’avanguardia, tra le migliori delle venti “sale ibride” che ci sono in Italia. Attraverso i “titoli” nel quale si è articolato il convegno – “Sala ibrida e patologia aortica”, “Sala ibrida e patologia periferica”, “Aspetti multidisciplinari della sala ibrida” – si è affrontato un tema che sta rivoluzionando, grazie all’apporto della tecnologia sempre più sofisticata, il mondo della sanità.

Una sala ibrida è una sala operatoria  dotata di dispositivi avanzati di imaging quali angiografi rotazionali di ultima generazione integrati  con scanner per la tomografia computerizzata. Questi dispositivi permettono procedure chirurgiche minimamente invasive, meno traumatiche per i pazienti. Il chirurgo non ha pertanto bisogno di eseguire sul paziente le incisioni convenzionali per accedere alle parti del corpo da operare, potendo effettuare un cateterismo o l'inserimento di device e sonde attraverso piccole incisioni. Le sale operatorie ibride sono usate principalmente in chirurgia vascolare, cardiochirurgia e neurochirurgia, ma possono essere utili per svariate altre discipline chirurgiche.

In particolare, per quanto riguarda la Chirurgia Vascolare - che è una branca di alta specializzazione della Chirurgia ed ha come obiettivo il trattamento delle patologie delle arterie e delle vene - la diffusione dei sistemi angiografici nelle sale operatorie di chirurgia vascolare è stata promossa in modo sostanziale dalla possibilità di eseguire il trattamento endovascolare su numerose patologie aortiche e dei vasi periferici. Una sala ibrida, infatti, permette l'esecuzione di complesse procedure endovascolari aortiche in completa sicurezza. Il sistema di imaging è utile non solo per la guida e il corretto posizionamento del device,  ma anche per la pianificazione della procedura, giovandosi del sistema “fusion” delle immagini angiografiche con le immagini tac. 

“Non vedo l’ora di poter adoperare, insieme ai bravissimi componenti della struttura complessa che dirigo, questo straordinario strumento”, dice il Dott. Ferilli, che dal 1981, subito dopo la laurea, svolge la sua attività professionale all’interno dell’Ospedale “Santa Maria” e dal 2010 dirige la Struttura Complessa di Chirurgia Vascolare. “La Struttura del Santa Maria”, racconta il Dott. Ferilli, “è dotata di 12 posti letto di degenza ordinaria e dispone di posti letto di Terapia Intensiva Postoperatoria. Vengono trattate le patologie aneurismatiche, ostruttive, dissecative e malformative dell’aorta toracica e addominale, con la possibilità di eseguire interventi in circolazione extra-corporea. Si effettuano interventi in chirurgia aperta tradizionale e, grazie alla rapida evoluzione della tecnologia ed allo sviluppo di materiali sempre più sofisticati, diventano costantemente più frequenti le procedure di chirurgia mininvasiva ed endovascolare, in collaborazione con la Struttura Semplice di Radiologia Interventistica. Una particolare attenzione viene posta alle più moderne tecniche chirurgiche di impianto di endoprotesi aortiche per il trattamento degli aneurismi dell’aorta addominale, dell’aorta toracica e dei vasi periferici. In particolare, la Struttura ha acquisito una notevole esperienza nel trattamento endovascolare delle dissecazioni di tipo B dell’aorta toracica e viene considerata uno dei Centri di riferimento nazionale”.

Come inciderà la sala ibrida in questo contesto?

“Sarà una Sala Operatoria Ibrida multidisciplinare, che la Chirurgia Vascolare, che ne rappresenterà il “cuore”, utilizzerà per la gestione di patologie molto complesse riguardanti soprattutto gli aneurismi toraco-addominali e le dissecazioni aortiche, sotto guida angiografica e TAC contemporaneamente. Tali metodiche consentono di ridurre il ricorso ad accessi vascolari in chirurgia aperta che sono comunque gravati da significative percentuali di morbilità e mortalità. La stessa Sala può essere inoltre utilizzata da altre specialistiche, quali la Cardiochirurgia, la Neurochirurgia, la Radiologia, l’Ortopedia e l’Urologia, sempre nell’ottica della mininvasività. Sono molto contento del fatto che il convegno che abbiamo tenuto, grazie all’apporto di specialisti provenienti anche da altre regioni – penso in particolare ai colleghi di Bologna – abbia posto inevidenza tutte le potenzialità della sala ibrida”.

Che cosa significa intraprendere questa strada?

“Innanzitutto, è un motivo di soddisfazione professionale, me lo lasci dire. Il nostro lavoro ha dato ottimi risultati in questi anni e questo è uno dei presupposti principali perché si possa decidere di investire sull’allestimento di una sala ibrida. In secondo luogo, questa è la strada della modernità nella sanità, dei miglioramenti delle prestazioni e della riduzione dei tempi di ricovero. La tecnologia ha certamente un costo elevato, ma con il tempo quest’investimento si ammortizzerà e garantirà un’altissima professionalità degli interventi”.

Al Direttore Generale del “Santa Maria”, il Dott. Dal Maso, che ha una vastissima esperienza sia come medico clinico, dal 1979 al 1999, e successivamente come medico di Direzione sanitaria e Project Manager aziendale, Direttore Sanitario aziendale e Direttore Generale – da 3 anni riveste questa responsabilità a Terni, dopo essere stato Dirigente della Direzione sanitaria aziendale e Direttore di struttura della Azienda Sanitaria di Firenze, Direttore Sanitario della Azienda Policlinico Umberto I di Roma e Direttore Sanitario della Azienda USL 1 di Massa Carrara – chiediamo quali sono i presupposti che hanno portato alla decisione di varare la sala ibrida nell’Ospedale che dirige. 

“Quando tre anni fa ho assunto questa responsabilità”, ci dice, “ho potuto subito rilevare la qualità e la professionalità dei medici. E’ gente veramente brava, mi sono detto e subito ho pensato, anche rilevando un secondo elemento decisivo per questa scelta – la casistica dei pazienti locali, oltre a quelli esterni, che rappresentano il 20-25% del totale - che valesse la pena fare quest’investimento, fare una gara, considerando un terzo elemento decisivo: tutte le chirurgie classiche sono diventate mini-invasive; la chirurgia vascolare, con la nuova tecnologia, ha cambiato le regole del gioco: buco l’arteria femorale e dopo 2 giorni il paziente torna a casa, mentre prima era costretto a rimanere in Ospedale 8-10 giorni”.

La portata dell’investimento non dev’essere stata di poco conto. Siete in buona salute, quindi?

“Di certo la sala ibrida è una tecnologia ad alto costo. Basti pensare che la sala operatoria ‘normale’ del nostro Ospedale costa 500-600 euro ora, mentre la sala ibrida ha un costo di 1.000 euro l’ora. L’investimento si è potuto affrontare perché il sistema sanitario umbro è molto solido dal punto di vista finanziario ed abbiamo potuto usufruire anche di un finanziamento della Regione, che ha inteso riconoscere a quest’Azienda una grande professionalità ed anche una capacità di attrazione verso pazienti provenienti da altre aree, che nel tempo, sono convinto, si rafforzerà”. 

Quali sono i problemi da risolvere e gestire per l’avvio della fase iniziale?

Noi saremo operativi a partire dal mese di marzo. Di qui ad allora i problemi da affrontare sono di notevole portata e complessità, anche tenendo conto che saremo l’unica realtà in Italia ad aver due angiografi uno accanto all’altro: la programmazione di un utilizzo intensivo, un apporto multi-disciplinare, la formazione del personale, lo sviluppo multi-disciplinare, la definizione delle procedure. E’ un lavoro difficile, ma ben avviato, perché qui da noi c’è armonia e abitudine a lavorare tutti per un unico obiettivo: essere al servizio del paziente”. 

Secondo lei, qual è il problema vero che vive la sanità italiana?

“Al di là del problema economico, che molte Regioni italiane vivono nell’ambito sanitario, a me sembra che il cuore del problema sia quello di fare reti professionali. Bisogna definire prima chi fa che cosa, dove, come e condividere i protocolli. Sono cose già scritte, da almeno vent’anni. Ci vorrebbe poco per metterle in pratica. Manca solo la volontà”.