Una Bellissima bambina chiamata Marilyn Monroe


Tratti dal libro inchiesta pubblicato da RCO Books, 12Life propone una serie di articoli che  presentano un nuovo sguardo sulla vita di Marilyn Monroe.

Si è detto e scritto di tutto su una morte ancora avvolta nel mistero. A 90 anni dalla sua nascita, ripercorriamo la vita di una delle più grandi, amate e di indimenticabili attrici di Hollywood. E riflettiamo con l’autrice, Donatella Bartolini, giornalista di inchiesta, su nuovi elementi e analisi inediti.

       

Oltre 50 anni di sospetti, di dubbi, ombre: da quel 6 Agosto 1962 quando Marilyn Monroe fu trovata senza vita nella camera da letto del suo appartamento a LA. 


“Del mondo antico e del mondo futuro

era rimasta solo la bellezza, e tu,

povera sorellina minore,

quella bellezza l’avevi addosso umilmente,

te la sei portata dietro come un sorriso obbediente.

L’obbedienza richiede troppe lacrime inghiottite,

il darsi agli altri, troppo allegri sguardi.

Così ti sei portata via la tua bellezza”.

 

Pier Paolo Pasolini

 

 

 


 

PRELUDIO

 

 

Marilyn Monroe nasce il 1 Giugno del 1926, alle 9:30, nel reparto maternità del General Hospital di Los Angeles. E già nel momento in cui vede la luce, col nome di Norma Jeane Baker Mortenson, dà origine alla sua prima contraddizione. Non per l’ora, o per il luogo, bensì per il mese. Nasce di giugno, ma lei somiglia al mese d’agosto, perché dell’estate piena ha, e conserverà, tutte le qualità: calda, piena, dorata, luminosa come i riflessi del sole sulle spighe del grano.

 

 

Marilyn è come la superficie di un diamante, sfaccettata, fluida e imprevedibile; capace di disperdere i raggi luminosi che l'attraversano per scinderli nei colori dell'arcobaleno. E’ trasfigurazione erotica, e al tempo stesso immagine di candore; è svampita e inconsapevole, ma anche femmina capace di forti e malinconici sentimenti. Amata, ammirata, imitata eppure sempre abbandonata; affamata d’amore, ma incapace di vivere rapporti sereni e duraturi. Nasce a Los Angeles, ma la città che ama e sente sua è New York. Un fenomeno unico Marilyn, irripetibile. Nasce illegittima, senza origini e senza un immaginabile avvenire; una piccola randagia senza padre, sballottata da una famiglia all’altra, maltrattata da una madre folle e da una nonna altrettanto pazza, che cercherà addirittura di sopprimerla. Invece l’anatroccolo sopravvive e cresce, per divenire un meraviglioso, latteo cigno. La diva per eccellenza e, al tempo stesso, la bomba sexy che fa impazzire l’America e il mondo. Il mito, votato alla leggenda. Ché la storia è altra cosa! La verità è che Marilyn stessa, al pari di quel giornalismo pruriginoso e intrigante, adorava i pettegolezzi che la inseguivano. Arthur P. Jacobs, il suo agente pubblicitario, diceva che la Monroe: “Non aveva bisogno di riviste come Confidential. Lei, i suoi panni sporchi, li metteva in piazza da sola”. 

E' vero, però, che ha sofferto, e molto. L’essere nata da una famiglia di persone mentalmente disturbate, inoltre, non le ha risparmiato ulteriori traumi e dolori.

Ed è proprio da alcune mancanze, da certe tragicità che i registi stessi vengono attratti e spinti nell’assegnarle determinati ruoli. Personaggi che la diva, fiduciosa e inconsapevole, farà esplodere sullo schermo. 

 

 

 

LA NASCITA

 

Quando Marilyn viene alla luce, la madre, Gladys Piarl Monroe, ha appena 23 anni ed ha già liquidato due mariti. Dal primo, Jasper Baker, ha avuto i due figli, Robert e Berniece, che ben presto lui le sottrae per la sua instabilità mentale e l'incapacità di prendersene cura. Il secondo, Edward Mortenson, la lascia dopo nemmeno un anno di convivenza. Quando rimane nuovamente incinta, Gladys è single da un pezzo, e a Marilyn vengono via via attribuiti vari ipotetici padri. Quello vero, biologico, è quasi certamente Stanley Gifford, un collega di lavoro di Gladys che si dilegua non appena viene a conoscenza della gravidanza. Nel tempo ne darà in qualche modo conferma egli stesso quando Marilyn lo cercherà, nel 1951, ricavandone soltanto un rifiuto ed una enorme amarezza sentendosi rispondere di contattare un avvocato nel caso avesse da fare “qualche rimostranza”. Dieci anni più tardi, quando lei è ricoverata  in ospedale lui le invia un biglietto: “I miei migliori auguri che tu ti riprenda presto -dice- da parte dell’uomo che hai cercato di incontrare dieci anni fa. Che Dio mi perdoni”. Un’ammissione abbastanza esplicita, dunque.

In ogni caso, per l’inadeguata e sbandata giovane donna, quella nuova condizione arriva come una sorta di riscatto, di redenzione. Sceglie anche un nome importante per la bambina, quello della sua attrice preferita, Norma Talmadge.

Appena nata, Norma Jeane Baker Mortenson -dal nome dei precedenti mariti della madre-  è una creatura dolce, buona e silenziosa. Ma per Gladys, nonostante tutti i buoni propositi, anche quella docile creatura che non fa capricci, non chiede e non strilla, si trasforma presto in un peso insopportabile. Perché Gladys è debole, sola, bisognosa d’aiuto. Purtroppo la madre Della, a sua volta malata di mente, può solo causarle dei guai. Che non tardano ad arrivare. Quando Norma Jeane ha soltanto un anno, quella perla di nonna materna l’assale accusandola di essere “una bastarda, figlia del diavolo”. Nel corso di un feroce attacco di follia la donna tenta di soffocare la nipotina con un cuscino. A salvare la bambina, che ha soltanto un anno, interviene Ida Bolender, la vicina di casa. Immediatamente ricoverata Della morirà per un attacco di cuore nello stesso manicomio dove già era stato ricoverato il marito, padre di Gladys, nonno di Norma. Insomma, come si può capire, è la follia la spada di Damocle sempre sospesa sulla testa di Marilyn. Nel 1968, il terzo marito della diva, il drammaturgo Arthur Miller, raccontò alla BBC che: “Anche la madre cercò di ucciderla per tre volte, quella donna era una pazza”. 

 

Le biografie di Marilyn non raccontano mai i fatti allo stesso modo. Ma ora, a 50 anni dalla sua morte, un giornalista dello spettacolo, Keith Badman, indaga a fondo nella vita della diva riuscendo a ricostruire i fatti nel modo più verosimile fino ad ora tentato. Nel suo libro, “GLI ULTIMI GIORNI DI MARILYN MONROE”, vengono chiarite molte circostanze e smentite parecchie presunte verità. Nelle tante ricostruzioni che in questi anni si sono fatte sulla vita della diva le esagerazioni abbondano. Una cosa, però, tutti hanno potuto accertare: i maltrattamenti, le violenze, le offese, l’abbandono, l’indifferenza rappresentano una costante nella vita dell’attrice. Dalla nascita, alla morte!


PROSSIMAMENTE ALTRI 2 CAPITOLI: 'LA FANCIULLEZZA' E L'ADOLESCENZA'


L'AUTRICE, DONATELLA BARTOLINI

 

IL PROGETTO E L’AUTRICE

Perché scrivere un libro su Marilyn Monroe dal momento che sulla bionda, bellissima diva di Hollywood già se ne esistono tanti? Perché su Marilyn certo, si è scritto molto, ma sempre le stesse cose, una ripetizione infinita di luoghi comuni, aneddoti fondati su rumors, volgarità e bugie, mezze verità, estrapolate da rapporti compilati da dipendenti del Federal Bureau of Investigation (FBI) politicamente manovrati. Sono queste  le ragioni che hanno spinto Donatella Bartolini a scrivere un nuovo  libro sulla diva, intitolato ‘Una bellissima bambina chiamata  Marilyn’. La giornalista  lo ha fatto scavando a fondo, confrontando date, memorie, quotidiani dell'epoca, testimonianze, interviste. Né è scaturita una realtà un po' diversa da quella propagandata, spesso suggestiva, a volte diffamatoria, quasi sempre volta a riempire le tasche di improvvisati biografi e speculatori. "Il caso giudiziario di Marilyn, le circostanze che ne hanno causato la morte, i suoi rapporti con i Kennedy: sono argomenti sui quali non verrà mai scritta la parola FINE" - dice Donatella Bartolini- ma un po' di chiarezza, almeno sugli eventi che si possono comprovare, è giusto farla." 

 

Donatella Bartolini si è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università di Torino. Esperta cronista di giudiziaria, ha iniziato la sua carriera al Lavoro di Genova, negli anni ’80, per passare poi alla Stampa di Torino quindi, nel 1995, alla Rai, nella sede regionale genovese, dove è rimasta fino al 2012. Ha seguito -anche per i TG nazionali-  casi di giudiziaria importanti, come quello del serial killer Donato Bilancia e quello dei super poliziotti del G8 di Genova. Attualmente scrive dalle zone di guerra del Medio Oriente - Siria, Libia,Yemen- per alcuni siti esteri e per il suo blog

 

Il libro ‘Una bellissima bambina chiamata Marilyn’ è stato scritto durante una pausa da questi impegni. "Avevo bisogno di staccare la mente da tutto l'orrore e la sofferenza che quelle popolazioni devono sopportare - aggiunge Donatella Bartolini-  D'altro canto il lavoro d'inchiesta è il solo che mi interessi, e così l'attenzione è caduta sul controverso caso di Marilyn. Debolezze di una fan, lo ammetto". 


Le prime copie del libro esposte nel luogo dove è stata effettuata l'ultima stesura
Le prime copie del libro esposte nel luogo dove è stata effettuata l'ultima stesura

L'articolo apparso su ore 12 POP, che annunciò la prima edizione del libro
L'articolo apparso su ore 12 POP, che annunciò la prima edizione del libro