INIZIO' CON MARIO MONTI LA DEMONIZZAZIONE DEL DENARO CONTANTE

di Ranieri Razzante

Il problema dell’uso del contante nel nostro Paese è stato presentato agli occhi dell’opinione pubblica, soprattutto negli ultimi cinque anni, con una attenzione spasmodica e maniacale, che ha toccato tutti i cittadini italiani, per motivazioni opposte ma complementari. 

Da un lato i fautori della sua limitazione (o addirittura abolizione!), dall’altro quelli della sua liberalizzazione.  A tale ultimo proposito, ho avuto modo di incappare in numerosi articoli, e analisi, tutti con un denominatore comune: il contante è il “demone” contro il quale combattere, se si vuole sconfiggere l’evasione fiscale ed il riciclaggio.

Un economista del Fondo monetario internazionale, Alexei Kireyev, in un recente studio (La macroeconomia priva del contante), afferma in sintesi che obbligare i risparmiatori a utilizzare un deposito bancario (già qui siamo contro la libertà di circolazione di merci e servizi e, in Italia, contro la nostra Costituzione, artt. 3 e 47) darebbe maggiore spinta ai prestiti bancari. Sinceramente il fondamento di questa bislacca teoria non si comprende, anche perché i soldi si prestano se si hanno, in contante sui conti correnti o in qualsiasi altra forma (ma i depositi bancari sono fatti per lo più in contanti, in tutto il mondo).

Altra teoria, più accreditabile invece, è di una banca, la Deutsche Bank, in uno studio del 2017 (Contante, libertà e crimine), laddove si afferma che se abolire il contante riduce le rapine, dall’altra parte i furti e le frodi informatiche sono aumentate sui conti e le operazioni bancarie, specie se on line.

Ma ciò che conforta di più lo scrivente è un paper di Eag, un gruppo euroasiatico di studio contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, costituito in ambito Gafi (organismo internazionale di alta sorveglianza nel settore), dove si  afferma che la moneta elettronica addirittura facilita i trasferimenti illeciti di denaro in quanto consente, con maggiore velocità, di aggirare i canali ufficiali e più sorvegliati.  

L’analisi della tematica in generale, partendo da un corretto presupposto (l’eccesso di contante circolante nel nostro Paese, anche se non siamo i primi né in Europa né nel mondo), giunge quasi sempre a conclusioni che, a mio avviso, vanno ridimensionate, quando non confutate.

Ne espongo il contenuto per punti, con le osservazione che nascono da circa 25 anni di studio e di consulenza in materia di normativa antiriciclaggio e antimafia, riconosciuti – mi sia permesso – anche a livello internazionale.

  1. Si afferma che l’innalzamento della soglia da mille a 3mila euro dal 2015 sia avvenuto “in controtendenza con i Paesi più evoluti”. Non è così ma è vero l’opposto; al tempo era il limite più basso in Europa, contro una media tra 2mila e 3mila euro (senza dire che la Germania ha ancora la liberalizzazione del contante, così come nessun limite esiste oggi in Danimarca, Cipro, Austria, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi tra gli altri); in moltissimi Stati europei il controllo del contante è limitato (si fa per dire) ai soli fini del monitoraggio fiscale e valutario, ma non negli scambi quotidiani;
  2. Il limite suddetto (dei mille euro) venne apposto dal governo  guidato da Mario Monti. Tale esecutivo  subì perciò gli attacchi delle Associazioni di imprese, commercianti e artigiani,  i quali  videro il loro fatturato contrarsi di oltre il 35% (loro dati, con Cgia Mestre). Lo stesso governo corse ai ripari introducendo una norma (legge 44/2012),  da nessuno degli studi  e degli articoli più recenti citato,  che prevedeva la “libertà” di contanti fino a 15mila euro (oggi 10mila) per i soggetti extracomunitari. E’ evidente l’assurdità della medesima, finora mai censurata da nessun organo Costituzionale. Essa viola palesemente l’art. 3 della nostra Costituzione, le direttive europee contro il riciclaggio, le raccomandazioni Gafi, l’art. 49 del dlgs 231/2007 (la nostra legge antiriciclaggio);
  3. Sempre si afferma che si chiude un occhio sul fatto che gli spazi per evadere e riciclare, sia pure di poco, si ampliano, se aumenta la “libertà di contante” (come mi piace chiamarla). Qui due errori. Innanzitutto, da quando la soglia del contante è stata innalzata, evasione fiscale e riciclaggio (stimati) non sono diminuiti di un centesimo. Ma la cosa più contraddittoria è che si affermi che gli spazi si ampliano, “sia pur di poco” (in un saggio sul “Corriere della Sera” di qualche mese fa). Ma o il problema c’è oppure – in questi casi – non si pone; basta poi guardare i dati reali delle Autorità di settore.
  4. Non c’è alcuna correlazione tra “trasparenza” e “corruttibilità” per chi non usa il contante (i Paesi del Nord Europa sarebbero più virtuosi perché utilizzano poco la carta moneta) rispetto a chi lo adopera. Soprattutto la corruzione (studi Transparency International e Autorità investigative) è molto più praticata (e facile) attraverso pagamenti “giustificati” (es. parcelle gonfiate, assunzioni pilotate, appalti assegnati senza requisiti) anziché mediante la anacronistica “valigetta di contanti”. Quest’ultima, al contrario di quanto si pensa comunemente, è assai più facilmente “sequestrabile”, come ci dicono le cronache, rispetto a un regalo in natura o a un volgare “baratto” di prestazioni. In circolazione non c’è mafioso, riciclatore, evasore fiscale appena un po’ accorto (cioè tutti) che tenti di “piazzare” somme in denaro cartaceo quando può possedere quello di plastica oppure fare un bel bonifico a fronte di una fattura falsa, canalizzata magari tramite una impresa all’estero (non è detto che stia in un paradiso fiscale);
  5. Si è fatto poi riferimento, per un periodo, a un (fantomatico) provvedimento del governo per applicare l’art. 693 c.p. (rifiuto ad accettare moneta) a chi non accetta pagamenti con carte di credito. A parte che quando si parla di moneta “avente corso legale” ci si riferisce a banconote e a monete in metallo (si vedano i manuali di economia più accreditati), non vi può essere (è evidente) alcun obbligo di accettazione per strumenti di pagamento diversi, vieppiù le carte di credito, data la facilità (e non il dovere!) di avere un conto corrente di appoggio. Il governo Monti introdusse, in maniera “abusiva”, l’obbligo del conto corrente “di base” per consentire ai pensionati di riscuotere Il loro giusto mensile, togliendo così loro la facoltà (e magari il piacere) di maneggiare il più comodo contante.

Tra le proposte per l’emersione del contante, si pensa poi a “costringere” a dichiararne il quantum posseduto, per poi obbligare il dichiarante a vincolare per un certo periodo di tempo la restante parte (non tassata) in titoli di Stato, preferibilmente infruttiferi, con destinazione di “pubblica utilità”. Dopo aver circolato per un po’, questa scellerata ipotesi mi pare sia stata accantonata. Un “esproprio collettivo” da giustificarsi evidentemente in maniera più che motivata, dato che  - direbbe uno studente che approccia il diritto -  violerebbe palesemente la legge fondamentale dello Stato!

E veniamo alle banconote da 500 euro. In Italia ne girano troppe. E, in effetti, sono più comode per riciclatori e corruttori. Le mafie ci pagano i trafficanti di droga. 

E’ ovvio che non possiamo pensare al cittadino comune che possegga banconote di detto taglio (credo che l’80% degli italiani non ne abbia mai vista una).

Sorge allora spontanea la domanda: perché l’abolizione della loro circolazione, prevista dal 2019, è stata così tardiva rispetto alla (inutile) decisione di stamparle?

Altra notazione. Non esiste,  a oggi, in Paesi sia di “common” che di “civil law”, legge che possa vietare l’accettazione di contante, fino a quando le banconote esisteranno (sennò, perché stamparle?). L’accettazione può essere “limitata” solo, per l’appunto, entro certe soglie, per le leggi antiriciclaggio. Ma se un commerciante non accetta pagamenti in dollari, euro e così via, semmai perde il cliente, soprattutto se questi vuole esercitare il sacrosanto diritto di non avere un conto corrente ovvero una carta di credito. La libertà di contante, insomma, coincide con la libertà d’impresa. 

Dirigerei le mie preoccupazioni sulle criptovalute, piuttosto. Il contante, quello non tecnologico, è assai più controllabile.